Un'estate con i ragazzi delle palafitte

Alpi Retiche meridionali. Lago di Ledro, 4000 anni fa. Estate

Il villaggio
Senza farsi notare, Marek e la sorella Dana osservano gli uomini del popolo delle palafitte seduti in cerchio davanti alla capanna di Pamuk, l'uomo della medicina.
Il villaggio è composto da una ventina di capanne disposte su un'unica grande piattaforma di legno, poggiata su pali piantati in profondità nell'acqua. Ogni capanna appartiene a una famiglia e quelle dei vari clan famigliari stanno raggruppate più vicine. La capanna di Lock, il papà di Marek e Dana, è la più grande del villaggio. Lui è il guerriero più forte e coraggioso ed è il capo della tribù delle palafitte. Accanto ci sono le abitazioni dei suoi tre fratelli Luar, Sinto e Meda. Nessun clan famigliare è così numeroso e potente. Davanti al villaggio la riva del lago è sgombra. Ai lati cominciano le distese di canne, tife ed erbe palustri che crescono nell'acqua e nascondono le trappole per pesci e gamberetti. Sparsi qua e là sulla spiaggia sono ammucchiati rami e canne secche, pronti per essere incendiati all'avvicinarsi di lupi, orsi e altri animali pericolosi...

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Una giungla davanti a casa (II° parte)

Giovanni scalcia con forza per liberarsi della stretta, si agita, avvolto nel leggero piumone primaverile, butta per terra le lenzuola. Si sta bene nel letto tiepido. Si sente la pioggia che picchietta contro il vetro, è ancora più bello dormire con quella musica in sottofondo. Giovanni sogna, è un incubo, ma solo per poco, adesso decide che è ora di cambiare e adesso gli piace quello che sta sognando: lui che con una mossa di lotta giapponese si è liberato della morsa di Bob facendolo rotolare a terra. Ecco ora si fronteggiano. Il nemico gli si avventa contro come un toro davanti ad uno straccio rosso: quello che aspettava. Con mossa fulminea estrae un pacchetto di gomme da masticare, prima che l'altro gli sia addosso, fa in tempo ad offrirne alla bella Elena e a riempirsi la bocca di confetti, quindi si sposta di un passo a lato, gonfia le gote, fa un pallone enorme che gli copre tutta la faccia e intanto allunga un piede. Il grosso Bob che gli sta arrivando addosso a tutta velocità non riesce a frenare lo slancio, vi inciampa, Giovanni si toglie di bocca il pallone grande adesso come un aerostato, glielo appiccica sulla fronte - Ciao Bob! - e quello si solleva da terra, comincia a volare. Oramai è solo un puntino nel cielo blu. Mano nella mano con Elena che gli sorride ammirata riprendono tranquillamente il cammino, sono arrivati, entrano a scuola al suono della campanella.

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Il signore di Cadignan (II° parte)

Il signore di Cadignan girò l'unico occhio socchiuso per vedere se ci fosse una via di fuga, magari confondendosi con il gregge di pecore. Ma le pecore non c'erano più. Al loro posto creature femminili, scalze e vestite di scuro e grigio, con cappelli penzolanti e collane di fiori spinosi al collo, che si muovevano attorno al fuoco senza toccare terra, sospese a mezz'aria. Streghe notturne, le più malefiche del creato. E i cani? Lunghe ombre si aggiravano in quella confusione ronfando soffiando. Il signore di Cadignan non volle crederci, ma dovette accettare che i cani si erano trasformati in gatti giganteschi, neri dagli immensi occhi gialli, che si strusciavano ai piedi delle streghe, loro signore.
Un freddo sudore di paura coprì il povero viandante. Cosa gli avrebbero fatto? Perché era chiaro che qualcosa stava per succedergli ed era di certo qualcosa di terribile. Intanto le voci sommesse salivano di tono e lui poteva udire distintamente. Tre voci sovrastavano le altre. La prima era quella roca di Malanfosso, il capo degli orchi, ma se la voce era paurosa, il significato delle parole gli fecero ghiacciare il sangue nelle vene:
- Uccidiamolo e rosoliamolo a fuoco lento. Sarà un arrosto squisito – diceva il mostro, mentre attorno a lui ombre smisurate saltavano e digrignavano i denti affilati come lame con ululati di gola. E il terrore ghiacciò il cuore del signore di Cadignan.

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Una giungla davanti a casa (I° parte)

E' notte, una piccola cometa oscura...
La notte è serena, il cielo sopra la città è pieno di stelle, tremolanti e luminose. Un punto opaco si muove da est verso ovest, attraversando la volta celeste. Si percepisce la sua presenza solo perché spostandosi oscura per un istante miliardi di astri della Via Lattea. E' una piccola cometa oscura, con una minuscola coda, invisibile, che gira pigramente nel grande oceano infinito del cielo nero. Ma qualcuno dall'alto sta osservando il suo lento viaggio negli spazi siderali. Si sente una voce: - Un'altra piuma, mi sono perso un'altra piuma! Di questo passo finirò spennato come un cappone sotto Natale! Cosa posso fare per arrestare la caduta?
- Raffaele faceva dei bagni con ghiaccio di cometa tritato e si frizionava con tuorli d'uovo d'uccello del Paradiso ed estratto d'ortica dei Campi Elisi. Pare che sia miracoloso contro lo spiumamento.

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