Il signore di Cadignan girò l'unico occhio socchiuso per vedere se ci fosse una via di fuga, magari confondendosi con il gregge di pecore. Ma le pecore non c'erano più. Al loro posto creature femminili, scalze e vestite di scuro e grigio, con cappelli penzolanti e collane di fiori spinosi al collo, che si muovevano attorno al fuoco senza toccare terra, sospese a mezz'aria. Streghe notturne, le più malefiche del creato. E i cani? Lunghe ombre si aggiravano in quella confusione ronfando soffiando. Il signore di Cadignan non volle crederci, ma dovette accettare che i cani si erano trasformati in gatti giganteschi, neri dagli immensi occhi gialli, che si strusciavano ai piedi delle streghe, loro signore.
Un freddo sudore di paura coprì il povero viandante. Cosa gli avrebbero fatto? Perché era chiaro che qualcosa stava per succedergli ed era di certo qualcosa di terribile. Intanto le voci sommesse salivano di tono e lui poteva udire distintamente. Tre voci sovrastavano le altre. La prima era quella roca di Malanfosso, il capo degli orchi, ma se la voce era paurosa, il significato delle parole gli fecero ghiacciare il sangue nelle vene:
- Uccidiamolo e rosoliamolo a fuoco lento. Sarà un arrosto squisito – diceva il mostro, mentre attorno a lui ombre smisurate saltavano e digrignavano i denti affilati come lame con ululati di gola. E il terrore ghiacciò il cuore del signore di Cadignan.
- Oh no, sarebbe sprecare un boccone prelibato. Cuociamolo vivo nel vino, a fuoco lento. Così conserverà la carne tenera – propose Cavalcarne.
- Come è vero che mi chiamo Astrea e sono la Grande Strega delle tenebre, quest'uomo appartiene a me e alle mie sorelle. Gli taglieremo la testa e le vene dei polsi e spargeremo il suo sangue sul fuoco, ballando tutta la notte nel fumo rosso che ne scaturirà – diceva con voce stridente, mentre le sue malefiche sorelle le svolazzavano intorno ridendo. E un lungo brivido di gelido terrore attraversò le vene del signore di Cadignan. Ma quella notte incredibile era solo all'inizio e ben altre prove attendevano il viandante. Il gatto più grosso, nero come l'inchiostro e con due occhi grandi e gialli come lanterne che fino a quel momento gironzolava attorno alla strega Astrea si fermò e di colpo si alzò sulle zampe posteriori. E dalla bocca spalancata uscirono miagolii che poco alla volta si tramutarono in parole lente e strascicate:
- Io dico che noi gatti gli caveremo gli occhi, gli strapperemo la lingua, gli mangeremo il naso e lo lasceremo nudo nella foresta a morire di fame, di sete e di freddo.
E così dicendo mostrò artigli lunghi come pugnali, mentre la tribù dei gatti stregati ronfava e soffiava acclamandolo:
- Ben detto Galatone, nostro capitano. Datelo a noi, a noi!
E un lungo brivido d'orrore scosse il signore di Cadignan e i suoi capelli si rizzarono sulla testa. Ripensò ai libri di magia nera che aveva studiato con suo padre, alle formule che avrebbero potuto toglierlo dai guai. Ma ancora udiva la voce del suo genitore che lo ammoniva in punto di morte: "Quanto alla magia nera e alla stregoneria cattiva, che possiede poteri infiniti, crudeli e pericolosi, giurami di non usarla mai, neppure a fin di bene, neppure se potesse salvarti la vita!" Il giovane visconte aveva giurato e per nulla al mondo avrebbe tradito la parola data.
Malanfosso, il capo degli orchi ruggì, incurante di fare piano. Estrasse un piccolo oggetto di forma triangolare e lo mostrò a tutti. Ci fu un silenzio stupefatto e timoroso. Perfino i suoi fratelli Cavalcarne e Tritaossa si fecero indietro.
- Potrei prendermi quest'uomo e farne quello che voglio, ma siamo sempre stati buoni amici, insieme abbiamo fatto tante di quelle cattive azioni, distribuito tanti dolori e miserie che il loro dolce ricordo mi spinge ad essere generoso con voi streghe maledette e con voi gatti infernali. Voi conoscete la moneta piramidale, dai poteri magici straordinari. Chi la possiede ha il potere sulle tribù degli orchi notturni, delle streghe del buio, dei gatti e degli altri animali che ci accompagnano. Io la possiedo ed è per questo che sono il vostro signore e voi tutti siete in mio potere. E girando intorno il suo sguardo di fuoco mostrò a tutti quello che teneva in mano.
- La moneta piramidale...- mormorarono i presenti con timore, osservando l'oggetto che splendeva alla luce della fiamma. Il signore di Cadignan, vinta la paura dalla curiosità spalancò gli occhi e si girò per vederla meglio. E restò senza fiato. La moneta piramidale! Quante volte, nelle lunghe notti passate nella biblioteca del palazzo, studiando con suo padre i libri della magia nera aveva letto di quel potente talismano, in grado di comandare sulle creature della notte e piegarle ai propri voleri. E adesso l'orco Malanfosso stringeva tra le dita quella strana moneta a tre facce. Una faccia splendeva d'oro e portava inciso un sole raggiante, l'altra faccia, d'argento, recava incisa una mezza luna circondata di piccole stelle. L'ultima faccia era di smeraldo verde scuro e portava l'immagine di una cometa.
- Ora io lancerò questa moneta e la lascerò cadere sull'erba. Noi orchi scegliamo l'oro, voi sorelle streghe l'argento e voi amici gatti lo smeraldo verde. Sarà la sorte a decidere chi si prenderà l'uomo per farci quello che vuole. Ecco fatto.
E lanciò la moneta. Veloce come un lampo il signore di Cadignan si gettò sulla moneta, deciso a prenderla. Ma il gatto Galatone fu altrettanto svelto a spingerlo via e così il signore riuscì solo a colpire l'oggetto con il palmo della mano, spedendola nel fuoco.
- La mia moneta magica – urlò Malanfosso buttandosi sul fuoco per recuperarla. La raccolse dalle braci ardenti ma la moneta era già rovente e sfrigolando gli impresse sul palmo della mano il marchio del sole raggiante. Urlando di dolore l'orco fu costretto a lasciarla ricadere nelle fiamme.
- E' mia, è mia – strillava Astrea e affondò le mani nel fuoco, raccogliendo la moneta per un attimo. Ma il dolore fu troppo forte e dovette lasciarla. Le rimase impressa sul palmo della mano l'impronta bruciante di una mezzaluna circondata di piccole stelle.
- Ci sono, ci sono, eccola – miagolò il gatto Galatone, ma come ebbe afferrata la moneta un orribile puzzo di pelo bruciacchiato si sparse tutt'intorno. Ululando di dolore gettò lontano la moneta piramidale che cadde fuori dal cerchio della luce. Una stella cometa rimase incisa sulla sua zampa. Sfrigolando sull'erba bagnata dalla rugiada della notte, la moneta mandò vapore, si raffreddò, si spense e restò lì con le sue tre facce d'oro, d'argento e di smeraldo verde cupo.
Tutti la guardavano affascinati, incapaci di muoversi. Il primo a riscuotersi fu il signore di Cadignan che si gettò sulla moneta, la raccolse e la mostrò al gruppo infernale. Muovendo il polso mostrava a tutti i diversi lati del talismano. Le creature della notte si bloccarono, incapaci di fare un solo gesto, ipnotizzate dalla magia che emanava da quelle tre facce diverse.
- Da questo momento non potete farmi più nulla – disse facendo girare la moneta tre il pollice e l'indice - perché i vostri signori sono stati marchiati a fuoco e porteranno quel segno fino alla prossima luna piena, mentre io solo l'ho tenuta in mano senza essere bruciato. Malanfosso, Astrea, Galatone, conoscete bene la legge del libro stregato.
I tre chinarono il capo, tremanti di rabbia. La legge del libro stregato era più forte di loro e nessuno poteva infrangerla senza morire all'istante.
- Hai vinto, straniero senza nome – mormorò Malanfosso digrignando i denti pieno di furore.
- Hai diritto a esprimere un desiderio e noi dovremo esaudirlo senza discutere – ammise Astrea lanciando sguardi terribili, verdi e neri come le tenebre.
- Senza poterti strappare un capello dalla testa – concluse il gatto Galatone col pelo ritto e la coda gonfia, soffiando e miagolando, mentre a colpi di zampa scortecciava un albero per sfogare la sua rabbia. Il viandante ora stava ritto in mezzo a loro con aria di trionfo:
- Io sono il visconte di Cadignan, signore del Levante Alto e voi creature crudeli che vivete sulle mie terre e portate morte e rovina tra la mia gente mi dovete obbedienza fino alla prossima luna piena. Ebbene, ascoltate la mia volontà: mi costruire il castello più grande, maestoso e meraviglioso di tutti i tempi.
- Un castello? Ma chiedici quello che vuoi, ricchezze, potere, possiamo conquistarti l'impero cacciando via il vecchio imperatore Dagoberto, possiamo regalarti interi continenti, insegnarti le magie nere più potenti, fare di te uno stregone...- cominciarono a dire i tre, sconcertati da quella richiesta così particolare.
- No, il castello più bello dell'occidente al posto del mio vecchio palazzo. Questo desidero e questo ordino – tagliò corto il signore di Cadignan.
Malanfosso, tu e i tuoi orchi mostruosi costruirete le mura esterne, le torri, il palazzo con tutti i locali necessari e tutta la parte sotterranea, le cucine, la dispensa, le cantine, i sotterranei. Dovrete ricavare i mobili dalle foreste del regno. All'esterno spianerete una grande area, per i tornei e le feste che darò per rallegrare la mia gente. Attorno al castello scavare un fossato ampio e profondo e ci saranno immensi ponti levatoi per tenere lontani i miei nemici.
E Malanfosso e tutti gli orchi urlarono di rabbia ma sapevano che non potevano rifiutare.
- Tu Astrea e le tue sorelle maledette userete le mani che volevano tagliarmi la testa e le vene dei polsi per abbellire la mia casa. Tesserete gli arazzi più colorati per ornare le pareti, i tappeti che abbelliranno le stanze, le tovaglie per le mie cene, il corredo per le camere e la cucina. Userete la vostra arte malefica per creare gioielli raffinati, stoviglie e posate degne degli imperatori d'oriente e il mio castello sarà famoso su tutte le terre emerse – ordinò il signore.
E Astrea e le sue sorelle nere gridarono il loro furore fino all'orlo della luna che tramontava.
- Bene – disse Galatone allontanandosi con passo felpato, seguito dai gatti suoi scudieri – noi gatti sappiamo solo catturare i topi, non siamo fatti per costruire o tessere, perciò togliamo il disturbo e ce ne torniamo nelle nostre tane.
- Fermo dove sei – lo bloccò il nobile – tu e la tua schiera di gatti userete le unghie che dovevano cavarmi gli occhi e strapparmi la lingua. I vostri artigli sono come pugnali affilati. Bene, serviranno a incidere i disegni più belli sui portali del mio castello, sulle cornici delle finestre, sugli ingressi delle stanze. Sulle pareti delle camere e della biblioteca. Disegnerete fiori, frutti, scene di caccia, animali fantastici, stormi d'uccelli in volo. E lo stesso farete sulle grandi vetrate del palazzo che saranno degne di una cattedrale.
E il miagolio furibondo di Galatone e della sua schiera di gatti si alzò fino alle stelle. Ma il nobile non si curò di loro e proseguì:
- Tutto dovrà essere fatto a partire da aggi fino alla prossima luna piena. Lavorerete solo di notte per quattro settimane. E ricordatevi il potere del libro stregato. Addio.
E il signore di Cadignan si allontanò mentre in qualche lontano villaggio già cantava il gallo e il chiarore all'orizzonte annunciava che la notte stava per finire.

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