La rossa stella marina
sta sulla sabbia stamattina.
Un'onda improvvisa la spinge
lontano sulla battigia
dove poco a poco si stinge

 

Beato il paguro Bernardo
che vive in casa d'altri
senza affitto né sfratto.
Se ingrassa o si annoia
cambia conchiglia in fretta.

Dopo la mareggiata restano soltanto
tracce di mura, torrioni, fossati.
Sono i resti di antichissime civiltà,
possenti castelli eretti qualche ora fa.

 

L'ombrellone d'un rosso consumato
il lettino della stessa tinta
sono il simbolo di questa nostra estate:
un poco malmessi ma facciamo finta
che tutto va bene almeno per adesso

 

L'acquazzone che arriva all'improvviso
il fuggi fuggi di mamme e di bambini.
Restano abbandonati sulla sabbia
creme abbronzanti per il corpo e per il viso,
lattine, secchielli, palette e vuoti i trampolini.

 

La pensione Miramare
a conduzione familiare
oltre la ferrovia il mare
lenzuola ruvide di bucato
e la grassa signora Natalia
la cuoca più brava che ci sia.

 

Trentasette gusti di gelato
non ci ero più abituato
per me il massimo del piacere
solo quello è sempre stato:
un cono al limone e cioccolato.

 

Quanti milioni di fotografie
riempiono la memoria dell'estate?
Sempre diverse ma sempre uguali
a quando eravamo piccoli
con la maglietta a righe, i calzoncini
dell'anno prima e un ghiacciolo
tricolore, novità di quell'anno.

 

L'infradito brasiliano
colore verde e oro
lo porta una ragazza
che tutti si voltano
quando lei passa.

 

La lattina di Coca Cola
fresca e frizzante la mattina
se ne sta mezza insabbiata
la sera, piena di cicche e ammaccata.

 

Trilla il cellulare
mentre loro sono in mare.
Insiste un poco, poi smette.
Poi ricomincia a suonare.

 

Pieni di tatuaggi li vedi,
corpi pallidi e abbronzati
coperti di draghi e sirene,
falene, delfini, scorpioni,
tibie e teschi da pirati,
cuori, crocifissi e nomi.
Restano solo a ben vedere
risparmiate le piante dei piedi.

 

La crema doposole
sulle spalle scottate
profumato unguento
dà un fresco sollievo
che dura solo un momento.

 

La zanzara tigre e quella normale
una punge di giorno, l'altra di sera.
Che tormento! Si danno il cambio
non ti lasciano un momento.

 

Sabbia nel costume
sabbia nelle mutande
Torni a casa e la trovi
nelle scarpe leggere
tra le pagine dei libri.
A dicembre ce n'è ancora
nel guscio del cellulare.

 

Prima dell'alba i cercatori d'oro
passano con il loro strumento
a disco e le cuffie sugli orecchi.
Sulla spiaggia grigia vedi solo loro.
Si fermano di botto: ecco un anellino,
monetine, un braccialetto d'opale.
Riprendono a camminare fino al porto-canale.

 

Sms, mms, twitter volano nel cielo d'estate
così blu, così caldo. E' una rete
invisibile e viva, palpitante
di saluti, gossip, barzellette, foto rubate
che rimbalzano da vicino, da distante.
L'aria ne è piena, la si sente vibrare.

 

Di fronte al mare
uno comincia a pensare.
Di fronte al mare
uno comincia a temere.
Dentro il mare
uno comincia a pisciare.
Dentro il mare
uno comincia a bere.

 

Il bagnino con un po' di pancia
sorveglia tutto e non si stanca.
Sta sul suo nido di legno rosso
come il capitano Achab sulla plancia.
E' una turista la sua balena bianca,
tedesca, su un materassino, al largo.

 

E' sera. La sabbia si fa scura
tornano in albergo le famiglie
portando tesori di conchiglie.
Solo restano infrattate
tra le sdraio chiuse e ammucchiate
le giovani coppie innamorate.

 

Di notte dalla finestra aperta
sotto i clamori della festa
ti arriva, se sai ascoltare,
profonda la voce del mare.

 

Formine di plastica colorate
quanta pena adesso mi fate!
Sparse nella sabbia, dimenticate,
da tutti, ormai tornati a casa,
aspettate inutilmente, aspettate.

 

La fetta di anguria di tre colori
bianca e rossa dentro, verde fuori,
zucchero fresco, amarena sciolta,
quattro euro per uno spicchio d'agosto.

 

Un disco volante nella notte
è atterrato sulla spiaggia deserta.
Luci, suoni, colori, raggi laser,
musica a palla, scoppi, bagliori.
La sala giochi "Magic Land" è aperta.

 

Pesci di mare
Pesce luna
Grande sirena
Squalo balena
Pesce accetta
Pesce trombetta
Porco o pipistrello
Squalo tappeto
Pesce elefante
Calamaro gigante
Pesce volante
Pesce pilota
Tritone crestato
Aguglia argentata
Muggine dorato
Pesce arciere
Murena di mare

 

Sul lungomare dopo l'acquazzone
Vedi ossi di seppia a profusione.

 

Al tablet la spiaggia non conviene.
Dopo un poco è tutto graffiato,
tasti muti, sabbia dappertutto,
qualche collegamento saltato.
Meglio lasciarlo sul comodino.
In fondo era solo per darsi un tono.

 

Al turista non far sapere
quanto è bella la spiaggia all'alba
grigia e rosa e l'onda che si ritira calma.

 

Le più belle fanno branco
Le più belle fanno mucchio
Le più belle fanno crocchio.
Le più belle danno all'occhio.
Loro, guardano lontano
non ci sono per nessuno.

 

Passa sull'orizzonte la nave.
C'è gente sul ponte, puntini
che salutano e vanno mentre
i bambini ancora stanno a guardare
fino a quando si fa piccola e scompare.

 

Stelle, stelle cadenti
nella notte di San Lorenzo
scie splendenti d'un fuoco
celeste che brucia e muore,
nel cielo, poco a poco.

 

Le nonne sulla Riviera
sono gli angeli custodi
dei nipotini fino al venerdì sera.

 

C'è la voce del mare
dentro la conchiglia.
C'è il sapore del mare
se la senti con la lingua.
C'è il ricordo del mare
quando la guardi a casa
sulla credenza, dentro la bottiglia.

 

La motonave "Viserbella"
passa al largo e lascia nella scia
saluti di turisti che si credono marinai,
il ritornello di "Romagna mia"
e il profumo di fritto misto e gamberoni.

 

Oggi nessuno in mare, oggi
cielo cupo, vento grigio e cavalloni
oggi c'è nell'aria odore di bufera
pochi turisti infreddoliti e lontani
e sabbia che turbina sollevata e scossa:
oggi sul palo sventola bandiera rossa.

 

Nel giardinetto della pensione
cespi un po' maceri di ortensie
rosa, blu, azzurre. Le innaffia la mattina
la svelta servetta cingalese.

 

L'orologio subacqueo, pagato
dieci euro dai vuccumprà sul viale
della solita passeggiata serale,
funziona benone se non ti scordi
di toglierlo prima di fare la doccia.

 

I bulli stanno al bar: una birretta,
un'occhiata alle tipe, una sigaretta,
un gelato, ore che passano senza fretta.
Orecchini, tatuaggi, anelli, tutto regolare.
Poi uno si alza, verso sera, entra nel mare,
gli altri dietro e la giornata può cominciare.

 

Barche in fila nel porto-canale.
Si chiamano Elisa, Barbara, Samantha,
Ornella, Susy, nomi di donne, amori
destinati a viaggiare sulle onde,
senza fermarsi mai.
Dietro ogni marinaio ci sono cuori
infranti e ricordi di una vita.

 

Le cartoline della Riviera romagnola
volano nel cielo blu cobalto.
Portano saluti e baci, sei il mio tesoro,
ricordati di me, ci vediamo a scuola.
Arriveremo tutti a casa prima di loro.

 

La canzone dell'estate
il tormentone di questi mesi:
l'hai sentita centomila volte.
Ancora ne resta il ritornello
che tu ripeti a mezza voce
mentre guidi nel traffico
andando al lavoro la mattina.

 

I banchetti dei libri
sulla passeggiata dopocena
Romanzi, fumetti, manuali
nuovi e usati in buono stato.
Ho sempre trovato lì in mezzo
momenti di felicità a metà prezzo.

 

Nella pioggia che batte sulla rena,
fuori, mentre prepari le valigie,
senti il rumore dell'addio al mare,
la voce dell'estate che finisce.

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