Che giorno breve e che lunga notte attendono gli umani il 22 dicembre! In qualunque luogo dell'emisfero settentrionale, dalle Terre disabitate del grande nord, dove l'unica luce è un riflesso lattiginoso per poche ore al giorno, alle isole mediterranee dove l'aria è limpida, il sole appare smarrito e fatica a sfiorare l'orizzonte, forma le ombre più lunghe dell'anno sulle meridiane e nelle pianure battute dal vento gelido, per poi precipitare negli abissi del buio. Elbeth è la fata che presiede al giorno più corto e malinconico dell'anno. Profonda conoscitrice dell'animo umano, sa quale brivido freddo stringe il nostro cuore in questa data e come l'energia vitale che ci lega alla Terra sia debole e incerta e che la lunga notte ci attende, la più lunga dell'anno, sarà una lotta dove le forze oscure cercano di prevalere. E' lei che assiste alla sfida tra l'ombra e la luce. Coperta di un lungo manto blu bordato d'ermellino che lascia scoperto il suo viso pallido, gli occhi azzurri e i capelli neri e lucenti, porta con sé un ramo d'agrifoglio, la pianta che non muore mai, pungente contro gli spiriti nefasti e ricco di bacche rosse, la corona che le cinge la fronte e i fermagli che chiudono il mantello sono d'argento adornati di grosse perle bianche che ricordano il frutto del vischio, altra pianta sempreverde a lei sacra. Una volpe bianca l'accompagna, una torcia di abete e resina rischiara il suo cammino in questa notte senza fine.

 

Per aiutare gli umani che chiusi nelle loro case tremano di freddo e di paura, convinti che il drago delle tenebre abbia inghiottito il sole, Elbeth ha creato la Festa dell'Ombra e della Luce. Gli abitanti dei villaggi hanno preparato grandi cataste di legno d'abete e di agrifoglio, le hanno cosparse di resina e di vischio. Alla sommità hanno posto doni per la fata del solstizio d'inverno. Poi si sono chiusi nelle loro case. Aspettano. Elbeth arriva prima del crepuscolo. E' l'ora in cui il sole cade e un presagio di morte soffia su tutte le terre del nord. La sua ombra si allunga sulle case, sulle fontane e le piazze deserte. La fata compie un giro completo attorno al villaggio e ciascuno vede venir meno la luce al suo passaggio. Tutto è fermo e silenzioso. Nelle case si bruciano sulle candele rametti di vischio e agrifoglio conservati dall'anno prima. Cade la notte. Allora Elbeth scende fra le case, lunghe il sentiero deserto e con la sua torcia appicca il fuoco alla pire di legna.

Ben presto grandi falò illuminano il villaggio. Dagli usci spalancati escono i contadini recando fiasche di sidro, i bambini portano sagome di legno, nere e lunghe, forme di mostri e incubi che rappresentano le ombre e le gettano nel fuoco, le donne pongono a cuocere sulle braci pani dolci, insaporiti di frutta secca ed uvette, gli anziani siedono a scaldarsi e ricordano la loro giovinezza ahimé lontana, i suonatori di flauto e di strumenti a corda fanno a gara nell'invogliare le ragazze al ballo.

Per tutta la notte i fuochi punteggiano le valli, le pianure, le coste dei mari e le rive dei fiumi e dei laghi in una corona luminosa che disegna il profilo dell'emisfero boreale. E la fiamma non deve spegnermi mai, fino a quando una striscia di pallido azzurro romperà il nero della notte e le stelle impallidiscono lasciando avanzare il rosa dell'aurora. Rinasce il sole, tornano la vita e il calore, da quel mattino i giorni saranno sempre più lunghi e le notti più brevi e il Tempo riprenderà la sua corsa che sembra essersi fermata. Gli umani raccolgono i tizzoni ardenti e li portano nelle case per accendere il focolare, si scambiano doni e promesse d'amore. E nessuno fa caso a una fiamma che si allontana e si perde nel bosco. E' Elbeth che si affretta a raggiungere il fitto degli alberi per scomparire prima del canto del gallo.

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