La Grande Quercia, così viene chiamata in tutto il territorio del nord iperboreo, è un albero immenso, il più maestoso delle infinite foreste che coprono quelle latitudini. Le sue radici sostengono da sole la volta delle sterminate caverne dei popoli di sotto, che senza di lei crollerebbero in un istante e si inoltrano nel terreno fino alle coste dei mari glaciali. Il suo tronco è così grande che per salirci Fronden, l'elfo della Grande Quercia, ha costruito una passerella di legno che gli gira intorno e sale, sale fino a perdersi tra le nuvole, ricavando assi da un'intera foresta di lecci. La strada è tanto lunga che deve essere illuminata da lampade di mica azzurra che contengono lucciole giganti. Il suo fusto è così alto che se voi iniziate a salire dalla base in estate, man mano che salite le stagioni cambiano, passate attraverso il vento di fine agosto, le piogge di settembre, le bufere di ottobre e arrivate in cima nel pieno delle tormente di neve invernali, senza mai fermarvi, senza sostare un attimo. Nel suo intrico di rami vivono popoli che mai si sono potuti incontrare ed animali di cui sulla Terra si è perso il ricordo.

Fronden ha i capelli verdi, che non hanno mai conosciuto la forbice e sono raccolti in una lunga coda chiusa da anelli di bronzo, così come i baffi spioventi e la barba intrecciata non sono mai stati sfiorati dal rasoio. La sua pelle è pallida, gli occhi luminosi cambiano colore col mutare della luce, scuri quando vive sulla terra, verdi quando si muove tra le fronde della Grande Quercia, celeste pallido nel mezzo delle bufere di neve, essi diventano due sfere luminose nel buio e vedono più in là della vista della lince. Appartiene alla stirpe dei guerrieri perché la difesa della Grande Quercia è vita per il popolo degli elfi. Il suo corpetto di cuoio è coperto da borchie di metallo lucente, al suo cinturone è assicurata la lunga spada dall'elsa d'oro e il pugnale a doppia lama. Un tatuaggio sul braccio sinistro, recante due rametti di ghiande incrociati confermano il suo voto di fedeltà, destinato a durare oltre la fine delle ere.

Fronden è il solo a conoscere la Grande Quercia come se medesimo. Essa è nata prima di lui e vivrà per sempre. Guai se qualcosa di grave succedesse all'albero: si mormora che la sua caduta sia uno dei quattro segni dell'avvicinarsi della fine del tempo elfico. Per questo vive solo, ha rinunciato all'amore delle più belle creature della foresta ed ora ha amici occasionali e non accetta altro che la compagnia degli animali che vivono con la quercia, civette azzurre, linci albine, faine dal pelo maculato.

Oh, ci fu un tempo nel quale gli orchi, i trolls, i nani e tutte le creature deformi della notte e dei mondi oscuri, invidiosi della bellezza e dei poteri magici degli elfi, si allearono per abbattere la Grande Quercia e porre fine al tempo di questa razza eletta. Furono Fronden e gli elfi silvani a difenderla vittoriosamente. Certo i nemici erano più numerosi delle formiche che si risvegliano a primavera e quanto furono vicini a porre le loro scuri alle sacre radici della pianta. Ma il male fu respinto. Sì, le spade scintillanti degli elfi rasero al suolo le schiere delle tenebre, gli archi di bronzo vibrarono con suono di cetra, i nugoli delle frecce oscurarono il cielo e ricaddero senza che una sola saetta andasse a vuoto! E più nessuno osò alzare la fronte verso la Grande Quercia senza il giusto timore che si deve ad una divinità. Ma il compito di Fronden non si esaurì al termine della battaglia vittoriosa.

Per questo lo si vede salire e scendere in continuazione lungo il tronco, addentrarsi nella foresta dei rami e soffermarsi alla congiunzione dove si dipartono i rami dal tronco: sono come le arterie che escono dal cuore dell'uomo. Munito di un piccolo corno cavo, lo appoggia alla corteccia nel silenzio più profondo ed ascolta il cuore della pianta millenaria. Col passare degli anni il battito si è fatto lento e appena percettibile. Si potrebbe pensare che il cuore dell'albero si sia fermato, ma non è vero. L'udito di Fronden è allenato da secoli di solitudine e meditazione. Può udire l'aprirsi di una gemma nel sottobosco, lo scivolare di un bruco sulla corteccia rugosa di un larice, percepisce di una piuma di pavoncello che cade sul sentiero di foglie. Lui resta in ascolto. Da lontano, appena accennato, confuso nello scorrere della linfa, sente venire e spandersi per ogni fibra della pianta un mormorio ovattato, quasi il battito d'ali subito interrotto. E' la Quercia che vive. Passeranno altri giorni prima che il re degli alberi rifaccia sentire il suo cuore. Sulla bocca di Fronden appare una specie di sorriso, ripone il corno cavo nella cintura e ricomincia il suo giro, passo dopo passo, stagione dopo stagione come sempre da tempo immemorabile.

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