Ghentel, l'elfo di Gennaio, aprì gli occhi. Era il primo giorno del mese. Fuori era nevicato e tutta la valle di Orgath era una bianca distesa abbagliante. Anche il cielo era lattiginoso, basso e senza sfumature. Raccolse il suo flauto di sambuco e uscì. Non un' orma sulla neve fresca, non un suono nell'aria, né un colore diverso dall'infinito, monotono candore. Il suo vestito blu, il mantello azzurro, gli stivali di nappa nera erano le uniche macchie vive per mille leghe intorno. Ghentel si inoltrò nel bosco e prese a scendere verso il villaggio degli uomini. I ruscelli erano coperti di ghiaccio, gli stagni erano specchi azzurri. Vide la sua immagine riflessa, il viso celeste, gli occhi blu, i capelli turchini. Lui, l'elfo di gennaio, proteggeva gli umani dal gelo e dalle tormente, riportava nelle stalle gli animali perduti, faceva ritrovare la strada ai viandanti dispersi nelle tormente. In cambio riceveva cibo che i valligiani gli lasciavano davanti alle porte delle case. Ma gli umani lo temevano, troppo diverso da loro. Ghentel era in vista delle prime case del villaggio, quando si accorse che dai comignoli non usciva fumo, le porte e le finestre erano ancora sbarrate e nessuno camminava per le strade. E il silenzio regnava ovunque. Eppure era tardi. L'elfo si avventurò fin dentro il centro del villaggio, dove la fontana ghiacciata non cantava più. Dov'erano finiti gli Orgathiani?

- Non c'è più nessuno - una voce improvvisa lo fece voltare. Era Paavila il taglialegna.

- E dove sono andati? – chiese Ghentel meravigliato.

- Vanno verso le Terre basse. Dicono che non ne possono più del bianco, del blu e dell'azzurro. Cercano i colori – rispose Paavila.

- I colori...- ripeteva sommessamente l'elfo di Gennaio guardandosi intorno. Cosa sono i colori?

- Il rosso delle ciliegie, il verde dell'erba, l'azzurro del cielo, il viola delle prugne selvatiche...non tutto questo bianco – rispose Paavila indicando il paesaggio e il cielo.

Ghentel cominciò a correre, divorando il fianco della montagna, guidato dalle peste del popolo migratore. Li raggiunse.

- Fermatevi, non potete abbandonare il villaggio, che diranno di me, il vostro protettore, se adesso vi lascio andare?

Artaud, il seniore del villaggio si fece avanti.

- Ghentel amico nostro, non sentirti in colpa, ma che vita è questa? Mesi interi di gelo senza fine, notti buie e giorni bianchi. Nessuno che ci venga a trovare. Nelle terre basse i giorni sono lunghi, caldi e fioriti.

L'elfo si fece pensieroso. Poi sospirò profondamente.

- Avete ragione. Ma io sono Ghentel, l'elfo di Gennaio. Guardate, ho altri doni per voi.

L'elfo estrasse dalla borsa una manciata di fiori:eccovi la rosa di natale, il bucaneve che vi indicherà quando l'inverno sta per finire, il croco rosa, giallo e azzurro che coprirà le valle quando la neve comincerà a sciogliersi. E infine il vischio verde con le sue bacche color perla e l'agrifoglio con i suoi frutti rossi.

- Bello, ma perché dovremmo tornare? – chiese Artaud.

Ghentel non si scoraggiò. Sollevò alta la sua borsa e la mostrò ai valligiani. Gli umani sembravano ipnotizzati. Estrasse un fiorellino dai petali bianco rosati e dal cuore viola amaranto e lo lasciò cadere. Subito il sentiero, la distesa bianca e la foresta attorno fiorirono. Una distesa d'oro li circondava. Gli umani restarono a bocca aperta.

- Ssstttt – fece Ghentel, inspirando profondamente con il naso. Tutti lo imitarono. Un profumo ineffabile si era diffuso dappertutto, li circondava, talmente penetrante da stordirli.

- Si chiama calicanto. Crescerà solo in inverno e Gennaio sarà il mese più profumato dell'anno, e il profumo del vostro villaggio arriverà nelle valli. Verranno a chiedervi di questo prodigio e voi non sarete mai più soli.

I valligiani ripresero la strada di casa. E nessuno pensò più di abbandonare il villaggio fiorito e profumato di Orgath.

Da allora Ghentel porta sempre nella sua borsa una manciata di fiori, e tiene in mano un rametto fiorito di calicanto, pronto spargerne i fiori e il profumo dovunque ce ne sia bisogno. Suonato il flauto di sambuco se vi sentite soli, un suono altrettanto dolce vi risponderà e poco dopo, come per incanto, l'aria si riempirà dei fiori rosati del calicanto: Ghentel sta arrivando.

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