La fata Maranda vive nelle conche di montagna, dove le piccole valli e gli spiazzi d'erba si coprono di fiori in primavera e di funghi quando arriva l'autunno. Sono posti bellissimi, freschi e ombrosi d'estate, solitarie innevati per tutto l'inverno. Contro il fianco della montagna Maranda trova piccole grotte dove vive, anche se non si allontana mai troppo dalle abitazioni degli uomini. A volte la si vede passare sopra i tetti, infilarsi nei solai, a volte vola sopra i campanili dei paesini e le campane suonano o si affaccia alle stalle e i cavalli si infuriano, i vitellini piangono e il latte diventa rancido. Il giovane Ario, mandriano di poche vacche, se ne stava tranquillo appoggiato al tronco di un vecchio noce, a guardare le sue bestie che pascolavano poco lontano dalla stalla. Aveva mangiato pane e uova condite con sale e adesso giocava con un vecchio ferro di cavallo. Dopo un po' chiuse gli occhi. Dormiva. Nel sogno Maranda comparve davanti a lui. Che bel sognò, pensava lui, contento, e non voleva svegliarsi. L'apparizione cambiava di continuo. Dapprima era una vecchia strega rugosa, con la lingua di serpente e un cappellaccio storto, poi giovane fanciulla, bella e sorridente. Ario aprì gli occhi in tempo per vederle spuntare ali da farfalle, rosa e azzurre, trasparenti. La creatura alata volava intorno alle mucche che continuavano a ruminare senza scomporsi.


-Chi sei?- chiese il giovane Ario, tirandosi su.
-Sono Maranda e ti voglio aiutare.
- A me? Ma io non ho bisogno di niente! - replicò Ario.
-Adesso sì – disse lei accarezzando il muso delle vacche. Caddero tutte in terra, immobili. Ma non erano più bestie, erano cespugli di rovi con tante belle more mature
-Che hai fatto! – gridò Ario.
- Chiedimi un favore. Chiedimi di farle tornare vive – E rideva forte la fata dispettosa.
Ario era solo un giovane mandriano, ma non era stupido. Nelle lunghe sere d'inverno, nel tepore della stalla aveva sentito raccontare delle fate, di come potessero essere molto buone con gli uomini, ma anche tanto crudeli da causare la pazzia o la morte delle persone che incontravano. Ma c'era modo di difendersi dalla cattiva magia e lui lo sapeva. Due cose che le fate non sopportano sono i ferri di cavallo e il sale. Anche i crocifissi, le pietre forate, il pane e la terra vecchia di cimitero fanno fuggire le fate e le privano dei loro poteri. Svelto, raccolse il ferro di cavallo e lo lanciò contro Maranda, colpendola in fronte, poi gettò manciate di sale sulle mucche a terra e sulla fata. Maranda fu circondata di fumo bianco, gridò, le mucche tornarono gli animali di prima, si risollevarono e ripresero a ruminare la loro erba. Maranda urlò, si sollevò in volo e Ario vide che i suoi piedini erano diventati zoccoli di mucca.
-Ti prego aiutami, rivoglio i miei piedini! – implorò Maranda.
-Allora sono io che ti posso aiutare adesso – rispose Ario. Va bene aspetta.
Frugò nella memoria e ricordò una filastrocca che la nonna gli recitava davanti al fuoco:
" Testa di rana, pazienza infinita/ la bontà ogni cosa ha guarita/ di fiori gialli una ghirlanda ho intrecciata/ la fata cattiva va perdonata".
Maranda ritrovò i suoi piedini delicati e scomparve in una risata che risuonò nella valle, mentre Ario veniva circondato da un profumo intenso di ciclamino che si spargeva nell'aria.

La bella fata Maranda vive nella vallata
eccola volare quando la luna è spuntata.
Il burro diventa caglio,
il vino ha sapore d'aglio
lei si allontana sui tetti con una risata.

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