Buonanotte!

Berto di Domaro, una gruppo di case sul sentiero che da Gardone portano a S. Maria del Giogo, attraversò il ponticello di legno che passava sopra il torrente. Tornava a casa sua per il pranzo, dopo aver falciato l'erba per le vacche. A metà del ponte incontrò l'Om de la pora. Mezzo nascosto da un mantello, vestito di stracci, a piedi nudi, brutto come un incubo. Berto portava la falce a spalla. Quell'apparizione così improvvisa lo lasciò di sasso. Riuscì solo a mormorare:

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Non dormire nel bosco

Un pellegrino che tornava dall'eremo di San Giorgio a San Sebastiano stanco della camminata si addormentò in uno spiazzo d'erba circondato di tassi malefici, senza accorgersi di essersi disteso nel cerchio magico del sabba delle streghe. Cosa ne sapeva lui dei segni messi tutt'intorno, dei ciuffi di peli appesi ai rami, della pietra scavata al centro, posta proprio nel mezzo? Ci sistemò il capo e cadde profondamente addormentato. Sognò naturalmente, eccome se sognò. Si svegliò al canto di un gallo lontano, in tempo per veder dileguarsi forme allungate e nebbiose, che confuse con i vapori dell'alba.

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L'uomo senza ombra

Tutti conoscono la storia del boscaiolo Andreas a cui era stata rubata l'ombra nel fitto di una macchia. Furono gli gnomi a privarlo dell'indispensabile ornamento e a donargli in sovrappiù la maledizione di una vita più lunga di quella di Matusalemme. Che il poveretto esistesse veramente e che la vicenda fosse reale, nessuno poteva dubitarne.
Forse che la moglie, anni dopo, durante un'eclisse totale di sole, non ne aveva visto il volto incollato ai vetri della casetta modesta dove viveva con i cinque figli, con una tale espressione di dolore e di rimpianto da spezzarle il cuore?

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Il ponte di Villa

Era una notte senza luna, la vigilia delle elezioni a Villa. Nell'osteria di Nani si beveva vino e si giocava a carte. L'osteria era proprio all'imboccatura del ponte sul Mella, l'unico a quei tempi in tutta la zona. Tra gli avventori il podestà del paese Bepi Zamba, detto Bepi Bugì per via della pancia, che aveva bevuto molto, e tanti altri. Tra loro Bepi Lama, detto Bepi Magrì perché era secco e nervoso e non rideva mai. Di colpo si sentì la terra tremare, un gran rombo come se venisse giù il cielo. Poi silenzio. Tutti corsero fuori. Il ponte non c'era più. Tra una sponda e l'altra dl Mella, il vuoto, solo i due tronconi delle testate e in mezzo la corrente del fiume che correva via nell'oscurità.

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L'uomo di ghiaccio

Raccontano che prima di entrare in San Colombano, se si prosegue lungo la valletta stretta e fredda che segue il corso del Mella, si arriva a una pozza che il fiume ha scavato negli anni. E' un posto gelido, dove il ghiaccio tuttoricopre per molti mesi all'anno. Raccontano pure che ci fu un tempo nel quale in quel posto era possibile pescare bellissime trote iridee che nuotavano sul fondo del piccolo lago. Giuàn e Batista, due compari di San Colombano, andarono lassù una fredda mattina di Novembre. Già il ghiaccio cominciava a coprire il fiume e il laghetto era libero dal ghiaccio solo al centro. I due gettarono l'amo ma non c'era niente da fare.

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Il coraggio di Luisa

Nei boschi che circondano Bovegno le donne del paese un tempo andavano a raccogliere asparagi selvatici, cicoria e altre erbe da cuocere e condire. E poi frutti di bosco, castagne, funghi. Era un lavoro importante per la povera economia della valle, quando una fetta di polenta abbrustolita e un pezzo di formaggio veniva considerato un mangiare da signori.
Bisognava però tornare a casa al rintocco dell'Ave Maria della sera, prima che il buio calasse svelto sui boschi e sulle povere case.

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