Berto di Domaro, una gruppo di case sul sentiero che da Gardone portano a S. Maria del Giogo, attraversò il ponticello di legno che passava sopra il torrente. Tornava a casa sua per il pranzo, dopo aver falciato l'erba per le vacche. A metà del ponte incontrò l'Om de la pora. Mezzo nascosto da un mantello, vestito di stracci, a piedi nudi, brutto come un incubo. Berto portava la falce a spalla. Quell'apparizione così improvvisa lo lasciò di sasso. Riuscì solo a mormorare:
-Buongiorno!
-Buonanotte – rispose l'Om de la pora. E fu subito buio. La notte era caduta di colpo addosso a Berto, non ci si vedeva a un metro. L'uomo si sentì gelare dalla paura, ma conosceva la strada di casa a menadito, tante volte l'aveva fatta tornando nella nebbia fitta o sotto una bufera di neve. Così, un passo dopo l'altro scese dal ponte e si avviò a casa.
Ma arrivato dove avrebbe dovuto trovarsi la porta di casa sua si accorse di essere ancora dall'altra parte del ponte, come se nulla fosse successo, ancora nel buio più profondo. Solo si intravedeva, a mezza strada, una figura pallida e spaventosa, che mandava una luce tenue, come quella delle lucciole: l'Om de la pora lo stava aspettando nel punto preciso in cui l'aveva incontrato pochi muniti prima
Allora lasciò la falce a terra si inginocchiò e fece tre volte il segno della croce. Di colpo il giorno tornò e l'apparizione scomparve. Berto riprese la falce e riuscì a tornare a casa in tempo per scodellare la polenta fumante.

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