Era una notte senza luna, la vigilia delle elezioni a Villa. Nell'osteria di Nani si beveva vino e si giocava a carte. L'osteria era proprio all'imboccatura del ponte sul Mella, l'unico a quei tempi in tutta la zona. Tra gli avventori il podestà del paese Bepi Zamba, detto Bepi Bugì per via della pancia, che aveva bevuto molto, e tanti altri. Tra loro Bepi Lama, detto Bepi Magrì perché era secco e nervoso e non rideva mai. Di colpo si sentì la terra tremare, un gran rombo come se venisse giù il cielo. Poi silenzio. Tutti corsero fuori. Il ponte non c'era più. Tra una sponda e l'altra dl Mella, il vuoto, solo i due tronconi delle testate e in mezzo la corrente del fiume che correva via nell'oscurità.


Bepi Bugì, il podestà, già mezzo ubriaco, rientrò nell'osteria e si attaccò alla bottiglia. Gli altri fecero altrettanto, commentando il disastro. Bepi Magrì, invece, non beveva. Pensava.
-Mi spiace per voi, podestà, come vincerete le prossime elezioni senza il ponte? -chiese maligno.
Bepi Bugì, a quel punto ubriaco del tutto, non rispose. Si fece dare un pezzo di stoffa per tovaglie, una penna d'oca e pungendosi il dito scrisse col sangue in bella grafia:

"Cercasi muratore particolare capace
di costruire un ponte in una notte.
Compenso da stabilire a piacere.
Astenersi perditempo"

E attaccò l'avviso fuori della porta dell'osteria. Tutti, dall'oste agli amici, gli chiedevano cosa volesse fare, se era impazzito, gli consigliavano di andare a dormire, ormai il danno era fatto e non c'era rimedio. Lui rispondeva:
-Aspettate mezzanotte – e beveva un antro bicchiere di vino. Solo Bepi Magrì non parlava. Il campanile dall'altra parte del fiume suonò le undici, poi suonò mezzanotte. E all'ultimo rintocco la porta dell'osteria si spalancò. Entrò un tipo alto, avvolto in un mantello che arrivava a terra. Il suo volto, magrissimo era nascosto da un cappuccio. Si vedevano solo gli occhi gialli e il naso a becco.
-Cercate un muratore? Io posso ricostruire il ponte prima dell'alba.
-Cosa volete in cambio? – chiese il podestà.
-L'anima della prima creatura che passa sul ponte – rispose lo straniero – Ho qui un contratto già pronto. E' solo da firmare.
Estrasse da sotto il mantello una pergamena, con la penna d'oca, si avvicinò a un tavolo per appoggiare il contratto, si punse il dito e firmò, poi passò la carta e la penna a Bepi Bugì che a sua volta firmò con il suo sangue. Bepi Magrì osservava. Forse solo lui si era accorto che l'uomo nero zoppicava e i suoi passi risuonavano come zoccoli sulle assi del pavimento?
-Bene, con il vostro permesso vado a lavorare, voi restate pure comodi al caldo – disse il muratore intascando la pergamena. E uscì.
Per tutta la notte il podestà e gli altri sentirono rumori di pietre che rotolavano, martelli e mazze che battevano, assi inchiodate, gente che andava e veniva. Ma nessuno aveva il coraggio di guardare fuori. Cantò il gallo, il primo raggio di sole rischiarava l'orizzonte. Bepi Bugì usci nel cortile dietro l'osteria e tornò con un sacco. Dentro qualcosa si muoveva.
-Venite amici, inauguriamo il ponte!
Spalancò la porta, gli altri dietro, Bepi Magrì per ultimo. Tutto a bocca aperta. Il più bel ponte che si fosse mai visto stava davanti a loro, nuovo di zecca.
-Per motivi che non sto a spiegarvi è meglio mandare avanti lui – disse il podestà. Aprì il sacco e fece uscire un gatto nero, brutto e senza un occhio, che miagolò e scappò via attraversando il ponte e scomparendo tra le case dall'altra parte.
-Adesso amici, possiamo andare - E il corteo, con il podestà in testa attraversò il ponte nuovo.
-Ehilà, signor podestà, venite voi con me? Siete voi il primo ad attraversarlo, devo prendervi per un viaggetto– disse una voce. Era il muratore, comparso da dietro la spalletta, appena oltre la metà della costruzione.
-Non ci penso nemmeno! - rispose il podestà.
-Ma il contratto diceva che la prima creatura...
-Appunto, la prima creatura che passava sul ponte! Non avete visto un gatto?
-Beh, sì, stavo dando le ultime cazzuolate di Malta alla spalletta. Ma un gatto, non vale! – cercò di replicare il muratore.
-Un gatto non è forse una creatura? Mi dispiace, ma ciò che è scritto è scritto. Buongiorno e grazie di tutto.
Il muratore malefico si ingobbì e ululò per la rabbia e pestò le pietre del ponte con i suoi piedi caprini, senza potere fare di più. Bepi Bugì, tutto soddisfatto riprese la processione.
-Un momento signori! –Bepi Magrì parlava e tutti si fermarono in silenzio – Il qui presente muratore della malora ha detto di avere visto passare un gatto mentre stava dando le ultime cazzuolate di malta. Perciò il ponte non era finito. E il primo ad attraversarlo siete stato proprio voi, signor podestà. Per cui...
-Per cui se volete accomodarvi vi faccio posto – gridò il muratore avvolgendo Bepi Bugì nel suo mantello. Ci fu una gran fiammata e tutto finì. Scomparsi. Dove si erano dissolti solo una macchia rosso scuro, che ancora oggi si può vedere sul ponte di pietra di Villa.

Lascia i tuoi commenti

Posta commento come visitatore

0
I tuoi commenti sono soggetti a moderazione da parte degli amministratori.
termini e condizioni.
  • Nessun commento trovato